Nuovo appuntamento con la nostra rubrica che ci permette di conoscere più da vicino persone che fanno parte della nostra società, il cui lavoro è fondamentale per tutti i nostri ragazzi: oggi è il turno del nostro medico sociale, Dottor Roberto Barberio, classe 1958.
Dottore, raccontaci un po’ di te e del tuo lavoro.
Sono laureato in medicina e chirurgia, con specializzazione in medicina interna; esercito come medico nel carcere di Cremona ed ho un mio studio come medico legale per le compagnie assicurative. Parallelamente, e con tanto entusiasmo, svolgo il ruolo di medico sportivo.
Come nasce la tua passione per il basket?
Nasce da lontanissimo, ho iniziato a giocare a pallacanestro da ragazzo nella allora JuVi CBM allenato dal grande Mario Radi: ho bellissimi ricordi di quelle stagioni in cui vincemmo il concentramento regionale ed andammo a Roma a giocare le finali nazionali. Il basket è sempre stato parte della mia vita, ho giocato per tutto il periodo delle scuole superiori e dell’università, poi un infortunio al crociato mi ha costretto ad un lungo stop: caparbiamente ho recuperato e sono tornato in campo, continuando a giocare e divertirmi fino a quarant’anni.
Da lì è stato naturale iniziare il percorso come medico sportivo?
Sì, ho iniziato subito dopo la laurea con la Spondilatte Cremona in serie A2; è stata una bellissima esperienza, ho imparato tante cose soprattutto a livello normativo. A quei livelli c’erano chiaramente i controlli antidoping, quindi dovevo essere preparato, conoscere alla perfezione il regolamento sia in caso di controlli, sia per esempio nel compilare correttamente le liste dei farmaci che venivano somministrati agli atleti. Sono stato tre anni in A2 ed ho continuato con loro quando sono ripartiti dalla serie D; poi sono passato a Piadena negli anni ’90 e, dopo qualche anno di stop, sono ripartito dalla Floris in C2, dove sono stato per circa cinque anni.
Poi la prima avventura a Pizzighettone.
Conoscevo bene l’avvocato Erminio Mola, per ragioni lavorative, ed anche Serafino Parmigiani, che avevo affrontato tante volte da avversario in campo; sono arrivato nel periodo in cui c’erano Pablo Comparelli, Marco Roberti, un giovanissimo Luca Casali ed un Nico Pairone al top della forma, tante delle sue giocate a grandi altezze le ho ancora ben impresse negli occhi! Dopo qualche anno di stop sono tornato quattro anni fa, in coincidenza con la prima stagione di coach Giubertoni.
Come vivi le partite dalla panchina?
Ovviamente nel pieno rispetto del mio ruolo di medico tengo sempre gli occhi bene aperti per capire se ci sono situazioni di necessità: penso di poter vantare una buona esperienza nella gestione dei piccoli infortuni che possono capitare durante il gioco. Poi chiaro, sono anche un tifoso, quindi vivo il match con partecipazione e mi esalto in alcuni momenti, come se fossi sugli spalti.
Come sta andando questa stagione?
I risultati del campo ovviamente parlano chiaro: questo è un gruppo super, lo spogliatoio è molto unito, c’è grande sintonia tra i ragazzi e lo staff. Io cerco sempre di esserci per loro, anche solo con una parola, un incitamento, è il mio modo di fargli sentire la mia vicinanza; in più quest’anno sto vivendo molto di più i rapporti con la società, con i dirigenti, il team manager… sto davvero molto bene.
Anche nel tuo caso quindi possiamo dire che il binomio Barberio-Pizzighettone funziona a meraviglia.
Assolutamente. A Pizzighettone c’è un ambiente ideale che ti permette di lavorare serenamente e ti stimola a dare sempre il meglio; è un meccanismo ben oliato, ognuno porta le proprie competenze con passione, serietà e professionalità.