Inauguriamo la nostra nuova rubrica dedicata al mondo del Basket Team 1995 Pizzighettone e della Pallacanestro Pizzighettone, con una figura che, come ama ripetere lui stesso sorridendo, “lavora nell’ombra”, ma risulta essere importantissima per la nostra società: il preparatore mentale.

Andiamo dunque a conoscere Federico Pedrabissi, classe 1986, psicologo laureato presso l’Università degli Studi di Padova.

Federico, raccontaci un po’ di te e delle tue esperienze lavorative.

Dopo la laurea in Psicologia, ho avuto diverse esperienze lavorative in ambiti strettamente sanitari; ora sono quasi alla fine del mio percorso di studi finalizzato ad ottenere il titolo di Psicoterapeuta, che andrà ad affiancare il titolo di B.F.E., ovvero Biofeedback Federation of Europe di cui sono practioner; a quest’ultimo tengo molto in quanto il Biofeedback è una metodica che adopero molto, soprattutto in ambito sportivo.

Eccoci appunto all’ambito sportivo, come ti sei avvicinato a questo mondo?

Nel 2017, grazie al collega Sebastiano Spotti, che è un fisioterapista ma anche un atleta specializzato nei cento metri; ho lavorato con lui che era reduce da un grave infortunio e l’ho affiancato prima nel suo percorso di recupero, poi, una volta ritornato alle competizioni, abbiamo lavorato sulla preparazione della performance.

Oggi collaboro con la Canottieri Baldesio di Cremona, seguendo la squadra di tennis e quella di nuoto: in sinergia con gli allenatori elaboro programmi collettivi per le squadre ed anche percorsi individuali specifici per atleti di punta.

Poi l’incontro con Pizzighettone.

Il primo approccio è stato più un ruolo di “formatore”, ho tenuto incontri formativi con i genitori dei ragazzi, proprio incentrati sul ruolo del genitore; parallelamente ho avuto anche un’esperienza con la prima squadra. Due anni fa invece è stato il vero e proprio inizio con il settore giovanile, seguivo il gruppo dell’Under17 e continuavo il progetto di incontri di supervisione e formazione con gli allenatori.

Quest’anno riparti da dove avevi lasciato, ovvero seguendo principalmente il gruppo Under17.

Esattamente, il lockdown aveva interrotto un percorso, ora quei ragazzi sono cresciuti ed io riparto dal nuovo gruppo dell’Under17; in fase preliminare, come è ovvio e naturale, mi sono confrontato con gli allenatori, per capire com’era il team e quali fossero le necessità dei coach ed i punti su cui intervenire, poi ho iniziato il lavoro vero e proprio con la squadra.

Raccontaci come si svolge il tuo lavoro “sul campo”.

L’approccio che utilizzo nella preparazione mentale è il M.A.C. acronimo di Mindfulness Acceptance and Commitment for Sport; i tre punti chiave sono consapevolezza, regolazione emotiva ed azioni impegnate verso i propri obiettivi e valori.

È un approccio molto efficace e comprensibile che permette all’atleta di prendere consapevolezza di sé e reagire efficacemente alla performance, riconoscendo il suo stato e le sue reazioni automatiche.

Che risposta hai avuto dai ragazzi?

Lavoro con un gruppo omogeneo per età, e questo facilita molto il mio compito: propongo esercizi in campo per la squadra ed altri individuali, mirati sulle necessità e sulle caratteristiche di ogni singolo giocatore.

Onestamente devo dire che sono molto soddisfatto; la preparazione mentale è una scelta che gli atleti compiono volontariamente, non è un obbligo, e per ora c’è un’alta percentuale di adesione.

Insomma, il binomio Pizzi-Pedrabissi funziona benissimo.

In tutta sincerità io qui mi trovo benissimo. Pizzighettone è una realtà sì sportiva ma dove non c’è l’estremizzazione del risultato, qui si mette al centro la persona prima dell’atleta ed il percorso è rivolto prima di tutto alla crescita personale dei ragazzi: questa è da sempre la mia filosofia che si riflette nel mio modo di essere e di lavorare, per questo il feeling con il mondo Pizzi è stato immediato.

La cultura e l’etica che ho trovato in questa società mi hanno colpito fin da subito, qui si coltivano rapporti personali veri e duraturi, spero sarà così anche per me.